Training Autogeno di Schultz

Generalità

Il training autogeno (T.A.) venne elaborato da Schultz negli anni tra il 1908 e il 1912.

"Training" significa allenamento, cioè apprendimento graduale di esercizi di concentrazione passiva. Essi sono studiati per portare progressivamente l'individuo a modificazioni spontanee del tono muscolare, della funzione vascolare, dell'attività cardiaca e polmonare, dell'equilibrio neurovegetativo e dello stato di coscienza. L'allenamento costante e metodico con questi esercizi porta a modificazioni sempre più consistenti.

"Autogeno" significa che "si genera da sé" ; ossia il metodo del T.A. si distingue dalle tecniche autoipnotiche ed eteroipnotiche le cui manifestazioni somatiche e psichiche vengono attivamente indotte dal soggetto o dal terapeuta. La realizzazione del T.A. avviene invece tramite una completa indipendenza del soggetto dai fattori ambientali.

Per cogliere il significato ed il valore della tecnica del T.A. è basilare la comprensione del concetto di "concentrazione passiva".

La caratteristica della concentrazione passiva è infatti quella dell'assenza di volontarietà, dell'eliminazione dell'attenzione, della sospensione dello sforzo. La persona che intraprende il T.A. deve lasciarsi andare ad una indifferente passività. La mente si impegna, nella concentrazione passiva, in un processo contraddistinto dalla ripetizione mentale delle formule collegate agli esercizi, che verranno esposti di seguito; dal mantenimento del contatto mentale con le parti del corpo legate a ciascuna formula; dalla successione dell'ordine delle formule previste e dal contemporaneo collegamento con le relative parti del corpo.
Un corretto atteggiamento di non volere e non voler pensare sono condizioni indispensabili per poter percorrere le fasi degli esercizi del T.A. L'individuo che intraprende il T.A.assiste con indifferente passività a ciò che accade nel suo organismo. Egli stà ad ascoltare il linguaggio del corpo espresso tramite le sensazioni di pesantezza e calore, il ritmo cardiaco e respitratorio, il senso di freschezza alla fronte. Il linguaggio del corpo, così definito, è tanto più chiaramente avvertito quanto più l'individuo rimane indifferente e passivo, senza tensione della volontà e del pensiero.

Gli studi mostrano che la concentrazione passiva sulle formule degli esercizi genera modificazioni non soltanto limitate al tema funzionale sotteso dalla formula applicata in quel momento; la concentrazione passiva finisce per interessare l'organismo nella sua globalità. I dati sperimentali infatti provano che il passaggio allo stato autogeno interessa non solo il rilassamento muscolare ma anche la temperatura cutanea, le pulsazioni cardiache, la respirazione e la funzionalità dell'apparato digerente. Differenze di risultati tra stato autogeno e non, appaiono pure a carico della risposta elettrodermica, con un aumento della resistenza elettrica cutanea che indicauno stato di calma durante il T.A. A livello delle ghiandole surrenali appare una diminuzione significativa del cortisolo, il che significa che il T.A.ha un'azione in senso contrario allo stress.

La tecnica del T.A.

Per poter eseguire gli esercizi del training è necessario instaurare un atteggiamento interiore ed esteriore di calma. Innanzi tutto è indispensabile l'assenza di ogni interferenza esterna, come rumori, discorsi o altri stimoli ambientali che impediscono o disturbano la riuscita del training; l'ambiente deve indurre calma e tranquillità. L'individuo dovrebbe diventare come un isola, facendo riferimento esclusivamente a se stesso. A tal fine è opportuna una precisa postura di distensione, ad occhi chiusi. Le posizioni del corpo utili ad evitare qualsiasi fattore di tensione muscolare, possono essere ricondotte alle seguenti tre posture: la posizione a sedere rilassata, la posizione comodamente distesa su una poltrona, la posizione supina.

La prima posizione, detta anche "posizione del cocchiere a cassetta", suggerita a Schultz dall'osservazione dei cocchieri berlinesi che schiacciavano un pisolino tra una corsa e l'altra, consiste nello star seduti a gambe leggermente divaricate, in modo che i piedi tocchino il pavimento con tutta la pianta. Il corpo è rilassato senza però cadere in avanti. Gli avambracci poggiano obliquamente sulla parte superiore delle cosce, le mani pendono rilassate in basso, senza toccarsi, mentre il capo è clinato in avanti.

La seconda postura richiede l'impiego di una poltrona, o anche di una sedia a braccioli e un poggiatesta; è anche possibile adottare tale posizione addossando alla parete un sedile munito di  braccioli. La schiena e la nuca poggiano contro il muro; gli avambracci poggiano sui braccioli, mentre le mani pendono rilassate in basso come nella posizione seduta illustrata precedentemente.

La terza postura per raggiungere la distensione è quella di giacere supini su un lettino ed è anche quella più comunemente usata. Si deve avere l'accortezza di poggiare il collo e la testa su un sostegno, ad esempio un cuscino,che permetta di ottenere il collo leggermente rialzato. Le braccia giacciono lateralmente lungo il corpo e lieviemente piegate, mentre le punte dei piedi sono rivolte verso l'alto. I piedi sono sciolti e divaricati. Talvolta viene posto sotto il popliti un piccolo rotolo cilindrico per agevolare la distensione muscolare.

Dopo aver raggiunto l'atteggiamento somatico opportuno per gli esercizi il soggetto, chiudendo gli occhi, entra in un atteggiamento di calma, il quale non costituisce uno degli esercizi specifici del T.A. ma piuttosto uno stato generale di partenza su cui vengono realizzati tutti gli esercizi indicati dal training. Distaccandosi fisicamente dalla realtà esterna e concentrandosi su di sé e sulle formule si crea di fatto una separazione tra le tensioni dell'ambiente e la realtà intima della persona.

In questa disposizione fisica ed interiore alla calma, il soggetto deve rappresentarsi nel modo che gli è più congeniale la formula immaginativa : "io sono perfettamente calmo, rilassato e disteso" (TEMPO : prima settimana).
I pensieri iniziali parassiti, che nulla hanno a che vedere con lo stato autogeno vengono lentamente fatti scivolare via. Il significato importante di concentrarsi sulle formule non è "un fare qualche cosa", ma piuttosto un "pensare" ed "immaginare" ciò che la formula dell'esercizio propone. Non significa imporsi un qualche cosa ma un realizzare una rappresentazione interiore che tende a divenire percezione obiettivabile.

Nel training non vi può essere scissione tra la mente che pensa ed il corpo che rimane tranquillo; la persona che si concentra, vive ed agisce l'esercizio nel senso che la concentrazione interiore, ad esempio sul braccio, può avvenire mediante la concentrazione sullo stato di rilassamento del braccio sotto forma della pesantezza o del calore. Sostanzialmente nel T.A. il soggetto lavora con la rappresentazione psichica e con l'atteggiamento di concentrazione coi quali apprende innanzi tutto ad influire sui propri organi attraverso il sistema neurovegetativo. L'obiettivo fissato da Schultz di raggiungere in tal modo la calma e il sollievo è il primo avvertibile successo dell' A.T.

Ciò avviene tramite i seguenti esercizi : 1) l'esperienza della pesantezza, per mezzo della distensione musclare; 2) l'esperienza del calore, per mezzo della distensione vascolare; 3) l'esperienza del cuore, per mezzo della regolazione cardiaca; 4) l'esperienza  della respirazione, per mezzo del controllo del respiro; 5) l'influenzamento degli organi addominali, tramite l'esercizio del plesso solare; 6) l'esercizio della testa, o del fresco alla fronte.
Per ogni atteggiamento di concentrazione è necessaria un'attitudine calma. E' in questa calata in sé del soggetto che seguono le esortazioni collegate agli esercizi.

1. Esercizio della pesantezza (TEMPO : seconda e terza settimana) : l'attenzione è concentrata sul braccio destro (o sul sinistro se il soggetto è mancino). La formula "il braccio destro(sinistro) è pesante" va ripetuta mentalmente 5 o 6 volte intercalata dalla formula "io sono perfettamente calmo" da ripetersi solo una volta e che vuole ricordare il traguardo finale a cui mirano tutti gli esercizi. Questo esercizio di concentrazione si approfondisce spontaneamente usando la stessa formula a proposito dell'altro braccio ed in seguito della gamba destra (sinistra) formulando la proposizione "sono molto pesante".
In collegamento con l'esercizio della pesantezza si può iniziare l'esercizio che configura l'esperienza del calore. In tal caso si associa una ripetizione per 6 volte dell'atteggiamento di concentrazione : "il braccio destro (sinistro) è caldo", con un ordine alla calma, impartito una sola volta immediatamente dopo. In tale fase il soggetto avverte un calore interno radiante che spesso si rende percepibile con un formicolio alle mani o ai piedi. Durante gli esercizi la sensazione si fa più distinta e più avvertibile. Essa trascorre gradualmente dalle zone dell'esercizio, ossia braccia e gambe, al tronco, in modo che il soggetto nell'esercizio di concentrazone al calore si sente ben presto pesante e caldo.

2. Esercizio del calore (TEMPO : quarta e quinta settimana) : la relativa esperienza è evocata grazie all'orientamento distensivo alla calma indotto dalla formulazione "sono perfettamente calmo pesante e caldo"; essa va suggerita 6 volte, mentre l'induzione di calma e suggerita 1 volta. L'esercizio del calore va eseguito in modo sistematico e specifico con lo stesso atteggiamento con il quale era stato intrapreso l'esercizio della pesantezza. Bisogna tener presenteche nel T.A. quando si aggiunge un nuovo esercizio aquelli precedenti, ci si deve concentrare dapprima sugli esercizi già noti e quindi lavorare al nuovo esercizio progressivamente comegià indicato nell'esercizio precedente. Dopo alcune settimane in genere 4 o 5 l'allenamento può avvenire tramite le formule sintetiche "io sono perfettsamentecalmo e disteso", "il mio corpo è pesante", "il mio corpo è caldo". In tal modo si è creato un presupposto che rende possibile un distacco, in ogni momento, ritrovando calma e benessere, riattingendo nuove energie in sé.

3. Esercizio del cuore (TEMPO : sesta e settima settimana) : dopo i muscoli scheletrici  ed il sistema vascolare periferico, viene preso in considerazione il cuore. Il sistema cardiovascolare è legato al sistema neurovegetativo e gode di maggior autonomia dall'Io. Prendendo come riferimento lo schema corporeo, il soggetto viene gradualmente condotto alla presa di contatto e conoscenza del sistema cardiovascolare per trasferire anche sugli organi regolati dal sistema neurovegetativo lo stato di calma e distensione già raggiunto per la massa muscolare.
La formula suggerita è "il mio cuore batte calmo e regolare" da ripetersi per 6 volte, alternandola con la formula "calma" da ripetersi solo una volta. La percezione dell'esistenza e del funzionamento del cuore è talora strettamente legata a stati di stress fisico-emotivo o a esperienze patologiche. Si tratta quindi di invitare il soggetto a scoprire il proprio cuore, a sentirlo battere, a seguirne il ritmo mentre si è immersi in uno stato di calma e passività. All'esperienza cardiaca si collegapurel'esperienza del respiro che avviene in modo rilassato in seguito all'approfondirsi della calma, della pesantezza, del calore e della stessa esperienza cardiaca.

4. Esercizio del respiro (TEMPO : ottava e nona settimana) : la respirazione si situa al limite tra attività volontaria ed involontaria. Il soggetto deve lasciarsi andare al ritmo respiratorio senza interferire su di esso, usando 6 volte la formula "il respiro è calmo e regolare". In questo esercizio ci si lascia andare alla respirazione analogamente a come ci si lascia andare in acqua nella posizione di galleggiamento. Il soggetto arriva gradualmente ad esperire la situazione "mi sento respirare" ossia "è il mio corpo che respira".

5. Esercizio del plesso solare (TEMPO : decima ed undicesima settimana) : nell'itinerario del T.A., a questo punto il soggetto è condotto a realizzare una sensazione di calore nella regione dell'addome. Il plesso solare è un nodo nervoso vitale situato all'interno, a metà circa tra l'ombelico e l'apice dello sterno. Dopo gli arti ed il torace , anche gli organi della cavità addominale, regolati dal sistema neurovegetativo mediante il simpatico eil parasimpatico, vengono sottoposti al rialassamento. Viene impiegata la formula "plesso, o meglio centro solare irradiante calore" da ripetersi 6 volte, alternato con la formula "calma", da ripetersi una volta. L'esercizio mira a riportare armonia funzionale negli organi addominali che spesso, per fattori di origine emotiva, possono essere distonici e disfunzionanti.

6. Esercizio della fronte fresca (TEMPO : dodicesima e tredicesima settimana) : a questo punto con la sequenza degli esercizi sono state interessate via via tutte le aree del corpo , dalla sensazione del caldo e pesantezza, all'attività cardiaca e respiratoria, alla sensazione di calore diffuso all'addome. L'unità biopsichica ha raggiunto uno stato di completa assenza di tensione. A questo punto ci si rende conto che la testa è rimasta fuori dal contesto del corpo, o meglio la zona frontale che simboleggia la sede dell'Io. Viene utilizzata in questo esercizio la formula "la mia fronte è fresca" o "la mia fronte è piacevolmente fresca" da ripetersi 6 volte. Mentre la sensazione del calore si accompagna ad una dilatazione dei vasi sanguigni, così la freschezza si accompagna ad un restringimento degli stessi, in questo caso ad un depauperamento ematico rinfrescante o raffreddamento.

Stadi o passaggi del T.A.

1. Stadio della reazione riflessa : è la fase iniziale in cui l'individuo si pone nell'atteggiamento mentale della distensione, disponendo il corpo nella posizione del rilassamento, analogamente a quanto avviene nella situazione che precede il sonno. In questo stadio l'individuo crea automaticamente alune modificazioni psicofisiologiche. Si possono in tal modo rilevare uno stato di ipotonia muscolare, le sensazioni di pesantezza e di calore, accompagnate da uno stato di leggero benessere e di rilassamento. Tutto ciò avviene naturalmente senza che il soggetto si impegni realmente nella concentrazione passiva delle formr del training. In questo stadio iniziale possono apparire frequentemente fenomeni collaterali di disturbo come proliferazione di pensieri, idee e ricordi, giudizi immagini ecc.che sono inizialmente di ostacolo all'assunzionedi una posizione comoda e fissa. Questi fenomeni tendono a scomparire gradualmente con il tempo e la pratica.

2. Stadio della concentrazione passiva : questo stadio è già stato introdotto precedentemente. Ad esso si perviene dopo un certo periodo di allenamento; esso consiste nella capacità della persona di poter mantenere con continuità la concentrazione passiva sulle sei formule del training in relazione alle corrispondenti sensazioni nelle rispettive aree del corpo illustrate dagli esercizi del T.A. Si parla in questo casodi significato tematico delle formule, nel senso che ognuna è associata alla parte reale corrispondente alla specifia zona del corpo prevista dall'esercizio : ad esempio la formula del braccio destro al braccio destro e successivamente al cuore, al plesso solare e così via. Tuttavia tale risultato non verrà raggiunto immediatamente, in quanto vi possono essere interruzioni della concentrazione passiva con l'interferenza di altri pensieri o di altre ideazioni.
Qualora si giunga ad una buona acquisizione delle proprie funzioni mentali la ripetizione delle formule diverrà spontanea. Vi è da sottolineare comunque che questo non signifia che l'individuo debba pervenire ad una specie di automatismo condizionato, poiché nella tecnica autogena è pur sempre l'individuo che dirige senza alcun aiuto esterno le proprie funzioni mentali.Questa condizione,che si ottiene con un lungo allenamento, permette di accentuare il contatto mentale con un'area specifica dell'organismo, dando garanzie di influenzarla positivamente. Il passaggio mentale da una formula all'altra permette, tramite l'allenamento, l'immediata sincronizzazione delle relative rappresentazioni mentali.

3. Stadio della neutralità mentale : questa fase viene solitamente descritta nei termini di "mente tranquilla e vuota"; vi si pervirene dopo che l'individuo è in grado di passare spontaneamente alla concentrazione passiva, senza più il concorso della volontà e la concentrazione sulle formule. Nella fase autogena neutra non compare più interferenza dell'attività mentale diretta dal soggetto; è una fase che pare fondarsi su uno sfondo di complessi mutamenti psicofisiologici ed appare "sospesa" tra processi mentali diretti dal soggetto e processi spontanei diretti unicamente dal cervello. E' uno stadio appunto di neutralità, di equidistanza, in cui il recupero delle energie sembra reaslizzarsi in modo particolarmente evidente.

4. Stadio della disintegrazione funzionale : la disintegrazione funzionale rappresenta un mutamento o sostituzione dello stato di passività concentrativa.  Nella disintegrazione funzionale si passa da stati di elaborazioni mentali massivamente dirette dal cervello ad elaborazioni mentali dirette ancora dal soggetto con concentrazione attiva. Sin dall'inizio dell'allenamento la concentrazione passiva sulle formule è diretta dall'attività mentale del soggetto mentre nella miglior realizzazione della concentrazione passiva si passa ad una prevalenza di elaborazioni mentali, dirette dal cervello ed accettate passivamente dal soggetto.
Nello stadio di disintegrazione le due funzioni mentali, quelle dirette dal soggetto e quelle riflesse acquisite nello stadio di concentrazione passiva, sono soggette ad un indebolimento funzionale. Questa disintegrazione si manifesta con un labile contatto con la zona topografica  rappresentata; con la desincronizzazione tra contatto mentale con una zona corporea e quella della formula successiva; con un minor controllo passivo del sincronismo successorio delle formule; con difficoltà a sostituire una formula all'altra; con coesistenza di rappresentazioni dirette spontaneamente dal cervello con altre indotte dal soggetto, ad esempio, con ricordi, immagini ecc.

5. Stadio dell'accettazione passiva : è la fase in cui il soggetto è in grado di sospendere totalmente la ripetizione mentale delle formule, assumendo il ruolo di spettatore passivo delle elaborazioni dirette dai suoi meccanismi cerebrali. Non viene tuttavia sospesa la consapevolezza di quanto il soggetto va sperimentando; può infatti scegliere di ricominciare la concentrazione su specifiche formule o riprendere dall'inizio l'intero ciclo ripetitivo delle stesse oppure abbandonarsi al sonno fisiologico, o praticare un'attività autogena meditativa.

6. Stadio di riordino o ripresa : è la fase conclusiva del training e si attua riportando il tono muscolare allo stato precedente l'esercizio. La ripresa dovrebbe essere lenta per permettere il perdurare nel soggetto della continuazione dello stato di benessere acquisito con gli esercizi. I mutamenti fisiologici provocati dall'esercizio autogeno possono richiedere un tempo più o meno lungo per riportare il soggetto allo stato di pre-esercitazione. La ripresa di movimento di fasci muscolari è accompagnata dall'apertura degli occhi e da respirazioni profonde.
 

L'applicazione del T.A.

In chiave preventiva è assai comune l'uso dell'A.T. per disinnescare l'eccessiva carica emotiva dell'individuo che ha il suo naturale riverbero sul corpo. L'impiego del T.A.permette infatti di ridurre la reazione emotiva disturbante collegata alla comparsa dello stress.

Il T.A.è una vera e propria tecnica profilattica dalle situazioni ambientali caratterizzate da fatica psicofisica e da stress. Queste situazioni come al solito possono essere condizioni di lavoro, situazioni di tensioni familiari o sociali e così via. Il T.A. pone sostanzialmente a riposo l'organismo teso. L'effetto dell'autosedazionemette l'individuo in grado di cogliere i suoi problemi e di vederli nella loro prospettiva; il T.A. può permettere infatti di metterli per un momento tra parentesi e di osservarli con distacco inattesa di una nuova energia per affrontarli.

Il T.A., già nelle fasi dello stato di  pesentezza e di calore, permette il recupero delle energie accompagnato da un certo benessere, proprio come un buon sonno fisiologico notturno. Anche per il recupero delle energie fisiche e psichiche dell'individuo si può parlare quindi di una vera e propria pausa profilattica del riposo. Infatti il passaggio durante la giornata ad uno stato di completa distensione, ancheseperbreve tempo, determina una situazione di benessere generalizzato. Il T.A. condotto dunque con regolarità e sistematicità determina il recupero energetico in personeche per la loro attività sono sottoposte, più di altre, a fattori stressanti ed emotivi che riflettono sul loro rendimento. Conil T.A. si pone sotto controllo l'intero quadro delle complesse reazioni funzionali poste sotto la regolazione del sistema neurovegetativo, a sua volta controllato e regolato da centri nervosi sottocorticali, nonché dal sistema ipotalamico. Esse sono appunto le stesse funzioni che entrano in gioco nello schema dello stress attraverso la fase di allarme, di resistenza, di esaurimento.

Nel quadro della sofferenza dovuta al dolore e della relativa tolleranza l'utilizzazione del T.A. consente di ridurre la sensibilità al dolore, attenuando la risonanza emotiva tramite la concentrazione su altri vissuti, anziché sulla zona dolorosa e la sua percezione. In altre parole il T.A. agirebbe non tanto sul dolore in quanto tale, quanto piuttosto sulla reazione emotiva allo stesso ossia sulla paura quale fattore determinante della reazione dolorosa.

Il T.A. ha trovato impiego in individui che presentavano contratture ed ipertonie muscolari a cario di determinati distretti facendo sperimentare all'individuo una riduzione delle sensazioni provenienti dal soma in relazione alle diverse condizioni di contrazione e rilassamento.

Altro settore su cui il T.A. ha trovato applicazione in campo preventivo è la modificazione delle capacità mnesiche, negli aspetti delle funzioni della memoria di fissazione e di evocazione, spesso disturbate dagli stati di tensione o di inibizione, venendo a disturbare la disponibilità all'apprendimento, alla memorizzazione e alla rievocazione. L'impiego de lT.A., determinando distensione e favorendo la concentrazione passiva, consente una modificazione positiva dell'attenzione e della capacità mnemonica. Per queste ragioni il T.A.ha trovato impiego in campo scolastico e sportivo. In sintesi il T.A.produce modificazioni ed effetti favorevoli a livello del tono muscolare, del recupero di energia durante l'attività sportiva e sull'apprendimento di nuovi schemi ideo-motori utili alla specifica attività sportiva in corso di esecuzione. Non va infine tralasciata l'azione del T.A. sulla riduzione degli effetti dell'ansia che si manifestano prima e durante la gara sportiva.

Per quanto riguarda l'applicazione più propriamente terapeutica del T.A. esso trova innanzi tutto un'utilizzazione naturale e immediata nelle diverse forme dei disturbi psicosomatici.

La terapia autogena è stata trovata particolarmente utile nel trattamento di pazienti affetti dadisturbi cronici dell'apparato digerente quali gastrite, colon irritabile, disturbi funzionali della cistifellea, anoressia, vomito, diarrea su base psicogena.

Tra i gruppi di disturbi in cui può esservi una componente psicosomatica, vanno pure segnalate le malattie e sindromi respiratorie. In modo particolare il metodo autogeno appare anche utile nelle sindromi dell'ansia bronchiale o nelle cefalee senza causa organica apparente, quindi di presumibile base psicogena.
L'adozione di formule specifiche all'organo vanno inserite, dopo una certa pratica del training, al momento appropriato, valutando gli aspetti, le caratteristiche neurovegetative ed il bisogno specifico del paziente. Ad esempio nel caso di asma bronchiale possono essere utilmente impiegate le formule del tipo "respirazione ampia e completa", "respiro libero e piacevole", "bronchi aperti e pieni di calore" e così via.

Altro settore del corpo fortemente interessato allo svolgimento del T.A. è l'apparato cardiocircolatorio.

Anche nella sfera dei disturbi genitali il T.A. può essere utile a sedare l'ansia che accompagna i disturbi della funzione sessuale come l'eiaculazione precoce, l'impotenza psicogena o da ansia di attesa, il vaginismo: tutti questi sono fenomeni accompagnati da rigidità, incapacità ad abbandonarsi, da paura del dolore, da eccessiva concentrazione sull'atto sessuale. Il T.A. è stato pure impiegato in campo più strettamente ginecologico, nei disturbi del ciclo mestruale quando sia presunta una componente psicogena.

In campo ostretico non si può tralasciare il possibile impiego del T.A. in funzione profilattica di preparazione al parto.

Esiste la possibilità di applicazione del T.A. pure in campo psichiatrico ove trova una particolare applicabilità nelle forme nevrotiche in cui appaia la tensione emotiva, l'ansia, l'angoscia e le relative sequele ai vari livelli.

Riassumendo : il T.A. trova vasta applicazione in campo medico, psichiatrico, psicosomatico, con maggiore interesse verso le forme di disturbo in cui sia presente una componente ansiosa e somatizzante della malattia.
Il T.A. tende a porre sotto controllo l'insieme delle complesse reazioni funzionali regolate dal sistema neurovegetativo, a sua volta controllato dai centri nervosi sottocorticali e del sistema ipotalamico. Al T.A. sono interessati i grandi apparati come il cardiovascolare, il gastro-intestinale, il respiratorio e l'urogenitale. Esso è usato sia in chiave preventiva che terapeutica.

Alcune cautele devono essere prese nell'applicazione del T.A. Esso appare controindicato generalmente nella fase acuta dei disturbi indicati precedentemente su manifestazione più chiaramente organica, pur in presenza di componenti psichiche della malattia. Esso è quindi sconsigliato nelle fasi acute delle cardiopatie, in particolare infartuali, delle forme ulcerose gastro-intestinali e in quelle forme in cui la componente lesionale organica si sta scatenando o si è appena scatenata anche quando essa appare come risultato ultimo di una serie di reazioni anche non necessariamente organiche. Qualora il T.A. non sia stato attuato a livello preventivo, la sua utilizzazione benefica in queste forme ne implica un uso misurato e non affrettato. Analoga considerazione va fatta per le forme nevrotiche o psiconevrotiche in fase di crisi, in cui l'ansia e l'eccitazione psicomotoria sono un ostacolo alla possibilità di distensione e di concentrazione. L'insistenza nell'uso del T.A. in questa fase può apparire come una costrizione che aumenta l'intensità del disturbo e delle resistenze alla terapia.


Tratto da "La relazione che cura" di R. PAGUNI - Editrice CLUEB Bologna 1989 - pagg. 308-331.